2011 “Entra nel silenzio in silenzio”, fotografie di Benito Vanicelli

“Entra nel silenzio in silenzio”
fotografie di Benito Vanicelli

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Presentazione
di Paolo Barbaro

Una immagine dell’ingresso nell’eremo della Pietra di Bismantova  in qualche misura ricapitola in sé l’aura, comune a molte chiese dell’Appennino, che ritroviamo nelle fotografie di questa mostra di BENITO VANICELLI.

Sulla porta sta scritto “ENTRA NEL SILENZIO IN SILENZIO”. È, questo, lo scatto eponimo di questa raccolta di rapite e malinconiche emozioni, di forme che la luce assume mentre attraversa il silenzio dei ricordi.

Questo cartello evoca singolarmente una pagina della Divina Commedia (Inferno, c. III, vv.9-12), dove Dante dice cosa sta scritto (lasciate ogni speranza…) su una porta di ingresso certamente più inquietante di questa.

Gli ornati dell’infisso, nella foto, sono messi in risalto dal contrasto fra le ombre dell’ambiente ed il bagliore di una luce che irrompe, squarciando quasi l’intimità a cui la scritta invita.

L’insieme ha una potente forza evocativa: non solo sul citato piano letterario, ma anche musicale (una percussione che lacera il silenzio, l’attacco dei timpani nel Requiem di Verdi) e, soprattutto, figurativo. Vengono alla mente certe atmosfere cupe di tele caravaggesche o nature morte fiamminghe, o il dettaglio di un Magritte romantico e lunare.

In particolare si vede in Benito Vanicelli l’abilità tecnica e la sensibilità educata dagli scatti di vari maestri che potrebbero averlo influenzato nella sua formazione, al di là della naturale ed originale vena creativa.

Vengono alla mente immagini di Patrick Lichfield, Sebastiao Salgado, Luigi Ghirri, Helmut Newton, Mario Giacomelli, James Abbe fra i possibili precursori, e Piero Masturzo fra i potenziali proseliti della fotografia e dello stile del nostro autore.

L’originalità di questa mostra è quella dell’artista che ci sa trasmettere suggestioni, quelle in particolare legate ai luoghi di culto, che hanno radici profonde nel vissuto di molti e nel suo, ma che la secolarizzazione imposta dall’incalzare del tempo e da mutate sensibilità va relegando nell’oblio.

Queste immagini riescono a far rivivere queste lontane reminiscenze, risvegliando un sentire arcano, turbato e commosso, legato ad una percezione immanente della religiosità che tanta parte ebbe nelle tradizioni che vanno irrimediabilmente perdendosi.

Il merito del fotografo, in questo senso, va oltre il talento artistico evidente nella qualità della mostra, documentando a futura memoria le atmosfere di un mondo che si sta allontanando e sarà completamente sperduto in capo a poco tempo.

Ci resterà però questa serie di immagini, grazie all’estro di Benito Vanicelli che ha indagato per noi e ricorda i silenzi dolenti e misteriosi di luoghi poeticamente ricchi e fatalmente poveri, dove –forse per poco- solo una luce ovattata e reverente può soffermarsi ancora.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Benito Vanicelli nasce nel 1938 a Castelnovo ne’ Monti in provincia di Reggio Emilia, dove vive e lavora.

Fin da bambino si appassiona alla musica, alla pittura ed all’arte in generale, frequentando i luoghi dove gli artisti si riuniscono: sono le osterie del centro storico, dove si può assistere ad un concerto con chitarra violino e fisarmonica eseguito da musicisti che arrivano dalle campagne.

Qui può visionare i quadri che al lunedì, giorno di mercato, dei pittori portano all’oste per un’improbabile vendita; ascoltare dal poeta i segreti d’amore: versi letti sottovoce, dedicati ad una ragazza all’oscuro del suo sentimento.

Legge tutti i libri che la biblioteca comunale possiede: i classici della BUR in particolare.

Ascolta alla radio i concerti della sera degli autori romantici che sono i suoi preferiti.

Dipinge e si appassiona anche alla fotografia e dopo anni di pratica apre nel 1970 lo studio fotografico che ancora gestisce.

Il suo archivio è la memoria storica per immagini degli avvenimenti pubblici e privati di alcune generazioni.

Nei cassetti stipati di negativi diapositive e stampe, come in uno scrigno sono racchiusi i suoi paesaggi, la gente, le loro feste, i matrimoni, gli eventi della tradizione: il tempo stesso di quei luoghi.

A testimonianza e riprova del valore artistico delle sue opere, nel corso degli anni gli sono stati conferiti numerosi riconoscimenti e premi.