Date: 12 dicembre 2016

“I luoghi dell’oblio. Immagini di Filippo Reviati” – in mostra ad ARTExenel

FOTO FILIPPO

 

Il Circolo Fotografico “Renato Brozzi” è lieto di comunicare una nuova collaborazione volta a portare la fotografia di qualità tra la gente.

Alcuni mesi fa, lo Staff del locale EXEnel a Traversetolo, ci ha contattato con la proposta di riempire gli spazi del loro splendido lounge bar nel centro del paese con le immagini di nostri soci. Siamo partiti da una semplice chiacchierata con Maria Cristina Curti e con suo fratello Antonio per arrivare alla mostra che si inaugurerà venerdì 16 dicembre alle ore 19,00.

Noi del “Brozzi” siamo contenti di iniziare questa nuova avventura insieme allo staff di “ARTExenel”  presentando “Luoghi dell’oblio”, immagini del socio Filippo Reviati. Spazi abbandonati un tempo grandiosi che non hanno retto il ritmo del cambiamento. Immagini ricche di effetti pittoreschi e romantici che inducono ad una meditazione sulla caducità di tutte le cose umane e accendono la sensibilità verso la conservazione del patrimonio artistico e monumentale.

L’esposizione è corredata dal catalogo realizzato dal Circolo Fotografico “Renato Brozzi” in occasione della prima esposizione di questi lavori, avvenuta nel 2013. Il volume è in vendita al costo di € 12,00

Periodo della mostra:

Dal 16 dicembre 2016 al 16 febbraio 2017

 

Link all’evento su Facebook

Link alla pagina Facebook  Exenel

 

Dicono della mostra

Gli scatti di Filippo Reviati ci immettono, senza preamboli, in luoghi in cui si esplicita la relazione delle cose con il tempo, siamo messi di fronte a: silenzio, abbandono, polvere, assenza, oblio.
Il passo ritmico e poetico potrebbe essere quello di: Ei fu. Dentro ad un senso di passata grandezza e di memoria questo autore contempla la morte. I luoghi architettonici da lui preferiti, assumono nel suo racconto un carattere essenziale, ma sontuoso, imperativo nel rigore delle inquadrature, neoclassico nelle tenere cromie. Ne scaturisce un racconto sul tempo che fu attraverso uno struggente senso dell’attesa della natura imminente della morte.
Non ci è dato di sapere se qualche … orma di pié mortale … oltre a quella dell’autore, verrà mai a calpestare la polvere e a profanare l’apparente disordine delle sue vedute d’interni.
Per Filippo Reviati, di formazione architetto, quella fu senz’altro … vera gloria … e, anche quando egli immortala con la sua sensibilità saloni non di regge, ma di hotel d’antan o di vecchi cinema di provincia, magnifica passati splendori e trasmette la consapevolezza che per nessuno di questi luoghi ritornerà la vita della grandezza passata. Dalle … stanche e languide ceneri … di questi particolari spazi trasuda, un incantamento archeologico: il gusto piranesiano della rovina. Al cospetto di questi abbandoni, davanti alla potenza del tempo, ci prende una struggente nostalgia: al desiderio che tutto possa tornare come prima, subentra poi una sottile inquietudine che, come dopo un naufragio, ci rende testimoni di una esperienza di conoscenza e di degrado capace di richiamare alla coscienza il pericolo e il dolore.
Le fotografie di Filippo Reviati, ricche di effetti pittoreschi e romantici inducono ad una meditazione sulla caducità di tutte le cose umane, e accendono sensibilità verso la conservazione del patrimonio artistico e monumentale.
Nell’apparente laconicità delle sue immagini c’è una violenza statica, un accumulo di fatti e di passaggi: e, come in un teatro dell’assurdo, o in un set noir, solo la presenza studiatissima, quasi metafisica, di alcune sedie e/o poltrone, si fa significativa e a volte inquietante testimonianza del passaggio dell’uomo. Ma il protagonista assoluto degli scatti di Filippo Reviati resta il tempo, grande sculture e distruttore a cui nulla si può opporre.
Mentre il nostro percorre questi spazi abbandonati su cui grava un senso d’ineluttabilità del destino, l’autore, manifesta una grande complicità con il tempo. Il suo lavoro è rivolto a lenire e sospenderne l’azione distruttiva per suscitare, in chi guarda, una maggior consapevolezza del presente e far sentire che esistiamo anche nel dolore.

“Transiberiana… da cui ebbe tutto inizio” – immagini di Federico Bertolini